Nazionale

Ripartire dalle Differenze per l’educazione affettiva dei giovani

L’evento finale del progetto nazionale Uisp è stato l’occasione per riflettere sulle consapevolezze di ragazze e ragazzi

 

Parlare di diritti, parità di genere, violenza contro le donne, con i giovani sta diventando un percorso a ostacoli: da un lato ragazzi e ragazze preferiscono parlare con i social e cercare nel mondo virtuale risposte a dubbi e timori, dall’altro la scuola sta diventando un contesto proibito per promuovere educazione affettiva e sessuale.

In questo contesto si è inserito Differenze 2.0, progetto nazionale Uisp, che ha accompagnato l’anno scolastico di 220 ragazzi e ragazze di sette città italiane, in un percorso formativo e di confronto, alla scoperta di cosa sanno e cosa pensano gli studenti su questi temi, proponendo loro contenuti, informazioni, occasioni di scambio con esperti e professionisti. 

Questo viaggio è culminato venerdì 5 e sabato 6 giugno nell’evento finale del progetto che si è svolto a Napoli e ha coinvolto in prima persona ragazzi e ragazze con la presentazione delle campagne di comunicazione ideate e realizzate per sensibilizzare compagni e adulti sui temi affrontati (leggi l'articolo) Accanto a loro anche il team di professionisti ed esperti che li ha seguiti lungo tutto l’anno: “Credo che progetti come questo siano indispensabili, non solo opportuni - ha detto Claudio Cappotto, psicoterapeuta, membro del Comitato scientifico di progetto - il bilancio è senza dubbio positivo perché ragazzi e ragazze si sono messi in discussione su stereotipi e pregiudizi che hanno a che fare con le questioni in genere. Rimane però una criticità: la sfida è che questi progetti abbiano una continuità, mentre aumentano le difficoltà normative per azioni come queste, che dovrebbero invece essere programmatiche. Abbiamo bisogno di azioni mirate di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne e lo dobbiamo fare con gli strumenti a nostra disposizione. Gli strumenti elettivi sono quelli culturali e educativi che questo progetto ha cercato di utilizzare e portare avanti”.

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La difficoltà di dare continuità ad iniziative educative per i giovani sono sentite anche da operatori e docenti, a questa si aggiunge la difficoltà di parlare di affettività e violenza di genere nelle scuole: “Il mio pensiero va a quelle realtà in cui questo laboratorio e questi esperimenti non si sono fatti - ha detto Ilenia Sanzo, psicologa, psicoterapeuta membro del Comitato scientifico di progetto - dove quindi non abbiamo acceso nessun tipo di riflessione, questo fa emergere una difficoltà a parlare di educazione ai sentimenti, a parlare di relazioni tra pari. E’ ancora un'esperienza troppo frammentata per poter creare un vero cambiamento nei rapporti tra uomini e donne. Parlare di violenza maschile sulle donne è il primo passo per prevenire i fenomeni di maltrattamenti, violenza psicologica ma anche le forme più diffuse attraverso i social. Nei lavori presentati dai ragazzi abbiamo visto utilizzare linguaggi diversi, questa cosa mi ha colpito: hanno scelto di condividere dei messaggi importanti usando la musica, podcast, parole e immagini. Ovviamente questo è un primo passo però sono sicura che questa esperienza e queste giornate resteranno nella loro memoria, proprio perché hanno agito e hanno prodotto contenuti concreti: per loro quello delle differenze resterà un tema a cui saranno sempre attenti”.

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Il primo passo è partire dalla formazione e dall’acquisto di consapevolezza, obiettivo che ha cercato di raggiungere il progetto Uisp: “L’aspetto positivo di Differenze 2.0 è sicuramente far sì che di violenza maschile sulle donne, sessismo, machismo e maschilismo si parli - dice Eleonora Pinzuti, research fellow presso l’Università di Siena, saggista, poeta e formatrice professionista, membro del Comitato scientifico di progetto - e se ne parli in età giovane, quando si formano le conoscenze e le coscienze. Però non possiamo sottovalutare la complessità del tema e il fatto che tutti e tutte, adulti e non adulti, siamo colonizzati da stereotipi pervasivi, che non possono essere debellati da un solo progetto. Per questo ribadiamo quanto sia necessario parlarne, informarsi, formarsi e trasformarsi sui temi delle parità di genere e delle differenze”.

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Una trasformazione è quella bisogna mettere in atto per portare la discussione su un piano paritario, che metta al centro il rispetto e la dignità delle persone. Per arrivare a questo risultato Differenze 2.0 ha messo in campo vari strumenti, tra questi uno dei più efficaci è stato senz’altro il role playing, sperimentato con la collaborazione di Lyr-Live your rainbow, associaizone di psicologi e psicoterapeutit, esperti nelle questioni di genere. “Nel contesto protetto dei laboratori scolastici abbiamo potuto simulare le realtà che ragazze e ragazzi vivono nel loro quotidiano relativamente alla violenza di genere online e alle discriminazioni nell'ambito sportivo - spiega Gaia Di Salvo, psicologa, psicoterapeuta di Lyr - All'inizio ragazze e ragazzi erano un po' titubanti, poi si sono lasciati coinvolgere con entusiasmo e generosità, mettendo in gioco anche i loro vissuti emotivi, e questo ci ha permesso di lavorare con loro in maniera autentica, osservando le loro reazioni, i momenti di dubbio, le perplessità, emozioni utilissime perché in quel momento si sono attivati i processi di peer education: quando qualcuno era in dubbio qualcun’altro o altra del gruppo provava a dare una risposta o il suo punto di vista. Questo ha permesso di riflettere sulla differenza delle prospettive, i maschi hanno capito quanta pressione le ragazze subiscono quotidianamente nelle loro interazioni, affermando che non avevano mai sentito quella pressione su di loro. Questo è stato molto utile anche per le femmine, che hanno colto la possibilità di essere comprese”.

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Opportunità e possibilità si legano anche molto al contesto in cui ragazzi e ragazze crescono, alla comunità che li accoglie e li prepara alla vita adulta. Significativa, è stata la scelta di tenere l’evento finale del progetto proprio a Ponticelli, quartiere napoletano spesso agli onori della cronaca per episodi di violenza, come evidenzia Antonio Marciano, presidente Uisp Campania: “Noi siamo del parere che si debba fare di tutto perché questi progetti vengano proposti e realizzati proprio in questi luoghi, dove c'è più bisogno di spazi di dialogo e di confronto, sia sull'identità che sulle disuguaglianze. Siamo felici di come sia andato il progetto, soprattutto dell’adesione convinta di ragazzi e ragazze, che hanno scelto di rimanere a scuola, a fare attività con noi, anche in orario extrascolastico,  cosa niente affatto scontata”. (Elena Fiorani)

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